giovedì 3 luglio 2008
il Fallimento assoluto e assurdo del Comunismo
Penso, almeno io, che non ci sia più margine giustificatorio, nè storico nè ideale, nella condanna del Comunismo, come pratica politica che è totalitaria e antilibertaria. Eppure, penso anche che le nostalgie delle sofferenze personali ancora cadano in modo immaturo nella decisione che tale sofferenza vada "collettivizzata", e diventi sofferenza collettiva per la quale l'ideologia adombra ogni forma razionale ed emotiva dell'individuo e diventa assassina, degli altri e di se stessi. Putroppo scrivo questo, perchè credo che anche in Italia, in forme diverse, ci sia ancora chi giustifica in modo ideologico e pedissequo il comunismo, continui a richiamarsi ad esso, senza pensare minimamente che tale simbologia e richiamo niente a che vedere con l'emancipazione degli uguali, ma, invece, all'idolatria di una politica violenta, massificatoria, assassina. Ci vogliono dimostrazioni? Bhe', mi sembra inutile a partire da Stalin, dalla Cina, alle FArc (uno dei movimenti comunisti più sanguinari e che durano dalla fine degli anni '60). Insomma, anche in Italia c'è chi sbandiera questa idea, senza rifletterci secondo me a fondo. Se le religioni, come io penso, sono davvero l'oppio dei popoli, non di meno lo è il comunismo, o il fascismo, che per me, sono uno alla stregua dell'altro. [Non bisogna combattere la ricchezza, ma la povertà, Olof Palme]
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